Storia della Lingua
Nella Regione Molise ci sono 5 Comuni di minoranza linguistica croata: Acquaviva Collecroce, Montemitro e San Felice del Molise, le 3 comunità nelle quali si parla ancora la lingua, cui si sono aggiunte più recentemente Palata e Tavenna. La lingua è ufficialmente chiamata “croato molisano” ma negli ultimi anni da alcuni studiosi vengono usati i termini “slavo molisano”, “slavisano “e “molislavo”. Il croato molisano è una lingua minoritaria che ha l’italiano come lingua di contatto dominante. Essa è stata ufficialmente riconosciuta con la ratificazione del Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze, sottoscritto il 5 novembre 1996 a Zagabria ed attuato in Italia con la legge n.482 del 1999 “ Tutela e valorizzazione delle Minoranze Linguistiche Storiche” Il Trattato garantisce alle minoranze la libertà di usare la lingua madre in pubblico ed in privato, negli atti ufficiali del Comune e nei certificati anagrafici, di fondare associazioni culturali e di esprimere la propria identità. I Parlanti delle comunità di minoranza chiamano la propria lingua “naš jezik” (‘la nostra lingua’), oppure, con espressione avverbiale, na našu o na našo (‘alla nostra’). La nostra lingua rimane ancor oggi, nonostante moltissimi tentativi letterari dal XIX secolo ad oggi, una lingua prettamente parlata senza forma scritta. Finora è stato scritto relativamente molto sui Croati molisani: resoconti di viaggio, recensioni storiche, opere etnografiche, ricerche sociologiche, discussioni linguistiche, opere sociolinguistiche e molto altro.
Le comunità croate del Molise e la lingua
Gli studi linguistici e le origini
La trattazione meglio documentata e più completa della parlata croata molisana, è quella di Milan Rešetar, realizzata all’inizio del XX secolo. Dopo lunghe ricerche ed un protratto soggiorno, Rešetar è giunto alla conclusione che la parlata dei Croati molisani si può collegare con le parlate croate del XV e XVI secolo, diffuse nella zona del Biokovo-Neretva.
Conservazione e trasformazione del patrimonio linguistico
Quindi, in assenza di prove storiche, questo è il nostro documento più importante sulla patria ancestrale dei Croati molisani e sul momento del loro arrivo. La parlata croata del Molise è un caso “specifico” di conservazione della propria identità culturale. In quanto, in qualche modo, è riuscita a preservarsi per quasi cinque secoli, e solo attraverso la tradizione orale. Oggi si potrebbe quindi parlare anche di “linguaggio in frigorifero”. Naturalmente, il croato molisano ha avuto e continua ad avere una sua evoluzione e involuzione ma ha conservato il vocabolario (circa 3.000 parole) che consente una sorta di processo colloquiale di livello inferiore. La maggior parte delle parole legate all’agricoltura, alla casa, alle piante e agli animali, al corpo umano e alle sue funzioni sono state conservate nel nostro linguaggio. Per quanto riguarda la conservazione del patrimonio linguistico, è più la conseguenza di una reazione difensiva all’influenza esterna, piuttosto che di un’arretratezza e di una chiusura culturale. Purtroppo oggi questo fondo linguistico si sta riducendo drasticamente, perché i termini indicano oggetti in disuso, mentre gli oggetti moderni hanno nomi italiani.
Associazione Culturale Comunità Croata del Molise “Luigi Zara”
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